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Renato Guttuso

biografia

Renato Guttuso

Bagheria 1911 - Roma 1987

Renato Guttuso: La formazione
Renato Guttuso
nasce il giorno di Santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce dell'artista; altri con riga e squadra ne sottolineano la professione e l'ammirazione per l'uomo tutto d'un pezzo appassionato nelle lettere e nelle arti, con il culto della libertà trasmessagli dal padre Ciro che aveva combattuto con Garibaldi. L'adolescenza borghese è fitta di stimoli per il futuro pittore. Il giovane Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, di cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s'ispira agli scogli dell'Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana del dopoguerra in cui comincia a delinearsi lo scempio architettonico e sociale. A Palermo e nella stessa Bagheria vede in completa decadenza la nobiltà delle splendide ville settecentesche, coi loro mostri famosi e l'avanzare di un vero massacro urbanistico e di lotte di potere all'interno del comune che scuotono il temperamento di Guttuso, mentre la famiglia viene segnata da ristrettezze economiche a causa dell'ostilità di clericali e fascisti nei confronti del padre di Renato. Questi, sentendo sempre più forte l'inclinazione alla pittura, si trasferisce a Palermo per gli studi liceali e poi all'Università (dove lo troviamo iscritto al GUF), arrivando 2º ai Littoriali della cultura e dell'arte del 1937 a Napoli per la critica d'arte, mentre la sua formazione si modella sulle correnti figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso e lo porta a Milano e a viaggiare per l'Europa.
Renato Guttuso: L'espressionista della pittura siciliana
Tipici del suo espressionismo sono i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti, l'ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana che, inviati nel '31 alla I Quadriennale di Roma, confluiscono in una collettiva di sei pittori siciliani accolti dalla critica – dice Franco Grasso nella citata monografia – come “una rivelazione, un'affermazione siciliana”.
Tornato a Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino Noto e gli scultori Giovanni Barbera e Nino Franchina forma il Gruppo dei Quattro.

Renato Guttuso: Gli anni di "Corrente"
Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s'inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati s'oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.
Un lungo soggiorno di tre anni a Milano, nel corso dei quali non manca però di tornare in estate a Bagheria, matura l'arte “sociale” di Guttuso, con un impegno morale e politico via via più scoperto che si rivelava in quadri come “Fucilazione in Campagna”, dedicato a Garcia Lorca, fra il '37 ed il '38, “Fuga dall'Etna” in due stesure.

Renato Guttuso: La stagione romana
Si trasferisce intanto a Roma, con studio in Via Pompeo Magno dove, per l'esuberanza di vita, l'amico Mazzacurati lo soprannomina scherzosamente “Sfrenato Guttuso” e frequenta l'ambiente artistico romano di tendenza 'antinovecentista': Alberto Ziveri, Antonietta Raphael, Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Pericle Fazzini, Corrado Cagli, Toti Scialoja, e si tiene anche in contatto col gruppo milanese di
 Ernesto Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu.

Renato Guttuso: "La protesta politica"
Stringe amicizia con Antonello Trombadori, giovane critico d'arte figlio del pittore Francesco Trombadori, e inizia un sodalizio intellettuale e politico che lo accompagnerà per tutta la vita. Il dipinto che gli dà la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero e del fascio perché sotto il soggetto sacro denunzia gli orrori della guerra, è La Crocifissione. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee” con il quale al Premio Bergamo sigla la sua nuova stagione.
L'artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna, specie nelle nature morte, gli oggetti delle case umili della sua terra, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolano clandestinamente dato che ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine. Conosce e sposa quella che sarà la sua fedele compagna e confidente Mimise che ritrarrà nel '47. 

Renato Guttuso: Gli anni del dopoguerra 
Già all'indomani della Liberazione un anelito di speranza torna ad alitare nella pittura del maestro come nel quadro “Pausa dal lavoro”, china e acquerello nel 1945, quasi un simbolo della rinascita.
 Seguono “Carrettieri che cantano”, “Contadino che zappa” (1947), “Contadini di Sicilia” (dieci disegni pubblicati a Roma nel '51) in cui il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale e di cui lo stesso Guttuso ebbe a scrivere che erano preparatori del quadro “Occupazione delle terre incolte di Sicilia”, esposto alla Biennale d'Arte a Venezia nel 1950. Sempre nel 1949-1950, Renato Guttuso aderisce al progetto della importante Collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Bracciante siciliano". Puntualmente torna a stupire, alternando la visione luminosa e piena di colore di “Bagheria sul golfo di Palermo” alla “Battaglia al ponte dell'Ammiraglio” in cui ritrae il nonno Ciro Guttuso, arruolatosi come garibaldino, e con una serie di dipinti dal vero le lotte contadine per l'occupazione delle terre, gli zolfatari, o squarci di paesaggio fra cactus e ficodindia, ritratti di amici e uomini di cultura, pittori come Nino Garajo e Bruno Caruso.

Renato Guttuso: Da Dante alla "Donna delle cartoline"
Affascinato dal modello dantesco, dal '59 al '61, l'artista concepisce una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel '70, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell'Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell'ingegno. Un intero ciclo, invece, viene dedicato negli anni settanta alla sua autobiografia in pittura, quadri d'eccezionale valore per la conoscenza del Guttuso uomo-artista.
La figura femminile diventa dominante nella pittura come lo fu nella vita privata e fra i dipinti più grandi per mistura ricordiamo “Donne stanze paesaggi oggetti” del '67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria, a Villa Cattolica, com'è importante la serie di dipinti in cui ritrae Marta Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta per lunghi anni, che conosce a Milano in casa Marchi. Celebre è anche la serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso) in cui l'artista magistralmente rappresenta i ricordi, i sentimenti, le emozioni, le fantasie e gli stati d'animo dell'uomo Guttuso verso la donna Marta Marzotto. Nel 1971 disegna il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto. Nel 1972 dipinge "I funerali di Togliatti", che diverrà opera-manifesto della pittura antifascista. Alle Elezioni Politiche del 20 giugno 1976 viene eletto al  Senato della repubblica per il PCI nel collegio di Sciacca. Viene anche confermato alle Elezioni Politiche del 3 giugno 1979 al Senato della Repubblica per il PCI nel collegio di Lucera.
Guttuso si spegne a Roma il 18 gennaio 1987.

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