Menu

Amedeo Modigliani
Pablo Picasso
Max Jacob

GOUACHES, DISEGNI, INCISIONI

  • 05/12/2006 - 03/03/2007
  • luogo

    Studio Guastalla
    Via Senato, 24 20121, Milano
  • orari

    Dal martedì al sabato
    ore 10-13 e 15-19
SENZA TITOLO B1851, 1965, Linoleografia, cm 53 x 63.5

Inaugurazione: martedì 5 dicembre ore 18-21.

Chiusura lunedì e festivi e dal 24/12/06 all’ 8/01/07.


  • Pablo Picasso - SENZA TITOLO B1851
    info

  • Pablo Picasso - PEINTRE ET MODÈLE B1161
    info

  • Max Jacob - RACINE
    info

  • Max Jacob - BOXEURS
    info

  • Max Jacob - GIOCOLIERE CON PAPPAGALLO
    info

  • Max Jacob - PAESAGGIO
    info

  • Amedeo Modigliani - ERMAFRODITO
    info

  • Amedeo Modigliani - TESTA SCULTOREA
    info

  • Amedeo Modigliani - TESTA DI DONNA
    info

  • Amedeo Modigliani - TORSO D’ATLETA
    info

  • Pablo Picasso - LE PEINTRE ET SON MODÈLE B98
    info

  • Pablo Picasso - TAUREAU ET CHEVAUX DANS L’ARÈNE B203
    info

  • Pablo Picasso - SENZA TITOLO B1561
    info

  • Pablo Picasso - DEUX HOMMES SCULPTÉS B161
    info

Guarda tutte le opere

Chiudi

Jacob, Modigliani e Picasso: storia di un’amicizia

di Silvia Guastalla

La storia dell’amicizia tra Modigliani, Picasso e Max Jacob è quella di un sodalizio umano, artistico e intellettuale che nasce nella bohème della Parigi degli inizi del novecento e continua per tutta la vita dei tre artisti, e oltre, nella memoria che Picasso conserva dei due amici scomparsi da tempo. Max Jacob conosce Picasso nel 1901, in occasione di una mostra nella galleria di Ambroise Vollard, in cui l’artista spagnolo presenta alcuni quadri ispirati a Toulouse Lautrec. Max Jacob, poeta e pittore, arrivato anni prima a Parigi dalla Bretagna, figlio di un modesto sarto ebreo, ha venticinque anni. Picasso, da poco in Francia, ne ha venti. E’ Max Jacob a raccontare, dopo più di vent’anni, nel 1927, restituendoci con freschezza l’emozione di quel giorno, l’incontro tra i due giovani, che gli cambierà la vita: “Appena arrivato a Parigi, fece un’esposizione da Vollard che gli portò un grande successo. Gli veniva rimproverato di imitare Steinlen, Lautrec, Vuillard, Van Gogh, ecc…, ma tutti riconoscevano che aveva un impeto formidabile, strepitoso, un occhio di pittore…ero critico d’arte all’epoca; espressi la mia ammirazione e ricevetti un invito da un certo M. Mañach che conosceva il francese e gestiva gli affari di questo ragazzo di diciotto anni. Andai a trovarli, Mañach e lui: passai una giornata a vedere pile e pile di quadri! Ne faceva uno o due al giorno o a notte, e li vendeva per centocinquanta franchi l’uno in Rue Laffitte. Picasso non conosceva il francese più di quanto io sapessi lo spagnolo, ma ci guardammo e ci stringemmo la mano con entusiasmo. Questo avveniva in un grande atelier, in Place Clichy, dove degli spagnoli seduti per terra mangiavano e facevano allegramente baldoria…Vennero tutti da me il giorno dopo, e Picasso dipinse su una grande tela, perduta, o forse ridipinta sopra in seguito, il mio ritratto seduto per terra, in mezzo ai libri e davanti a un gran fuoco. Mi ricordo di avergli dato un’incisione su legno di Dürer che ha ancora: ammirò anche le mie immagini di Epinal che allora ero il solo a collezionare, credo, e tutte le mie lito di Daumier: gli ho dato tutto questo, e penso che l’abbia perduto. Quella notte tutti gli spagnoli se ne andarono, tranne Mañach che sonnecchiava su una poltrona, ma Picasso ed io ci parlammo per segni fino al mattino. Un giorno partì per la Spagna”. E’ sicuramente durante una di quelle serate affollate di artisti e personaggi equivoci, in quell’atelier, che Picasso riempie di immagini e scritte quasi incomprensibili, in un francese molto approssimativo, dei fogli dedicati “A monsieur Max Jacob societarie de la «Pensée»”. Picasso si stabilisce a casa dell’amico non molto tempo dopo quell’incontro. Sono anni di terribile povertà per entrambi, cui i due amici fanno fronte con un reciproca solidarietà: Picasso dipingeva durante la notte, mentre Jacob dormiva, e il primo occupava poi il letto del secondo quando questi andava al lavoro, in un negozio dove faceva il commesso . I numerosi ritratti dell’uno all’altro, e i disegni fatti a quattro mani, testimoniano di questa vicinanza fisica quasi costante. Nel 1907, sarà Max Jacob a seguire Picasso a Montmartre, dove insieme vivono al Bateau-Lavoir, una catapecchia in cui alloggiano e lavorano molti artisti. Tra questi, anche Amedeo Modigliani, arrivato dall’Italia nel 1906. Jacob diventa così un testimone d’eccezione della nascita del cubismo, di cui subisce l’influenza, evidente nelle opere di quegli anni dalle figure composte di forme geometriche, e secondo alcuni sarebbe proprio un ritratto del poeta la seconda figura da sinistra delle Démoiselles d’Avignon, dipinte nel 1907. E’ ancora Jacob, in una lettera al poeta Robert Lévesque, nel 1927, a delineare – non senza accenti mitici – la genesi del cubismo: “Cenammo da Matisse il giovedì con Salmon, Picasso, Guillaume [Apollinaire] ed io. Matisse ci mostrò una statuetta negra che Picasso esaminò come esamina lui. L’indomani mattina verso le otto invece di trovarlo a letto arrivando all’atelier dove andavo ogni giorno dal mattino alla sera, lo vidi davanti a dei grandi fogli di carta Ingres su cui comparivano in giallo con dei tratteggi per indicare le ombre delle teste di donna in cui la bocca toccava il naso. Qualcosa di questo genere [e qui Jacob inserisce dei disegni di teste di donna che riproducono quei disegni preparatori picassiani]. Rimasi annientato ma avevo rispetto per le creazioni del mio amico e provavo ammirazione per la grandiosità che mette in ogni cosa.[…]a partire da quest’epoca Picasso sprofonda in un lavoro oscuro di cui né io né Apollinaire capivamo qualcosa!”. Sarà Kahnweiler, mercante di Picasso negli anni della nascita del cubismo, a creare l’occasione per unire il lavoro dei due amici: nel 1910 esce l’opera Saint Matorel di Jacob, illustrata da acqueforti di Picasso, cui seguono poi molte altre collaborazioni. Le serate trascorrono tra incontri mondani e letterari, dove Picasso, Max Jacob, Modigliani sono presenze fisse, insieme ai futuristi, ad Apollinaire, a André Salmon. Soirées de Paris si chiama appunto una rivista fondata nel 1912 da André Salmon, tra i cui scrittori figura sempre Apollinaire. Come racconta Sylvie Buisson a proposito della “Scuola” di Parigi: “Al centro dell’attrazione, il salone letterario di Hélène d’Hoettingen dove i collaboratori della rivista si riunivano regolarmente, al 278 del boulevard Raspail, dalla Baronessa. Tra i frequentatori assidui c’era Picasso, accompagnato da Modigliani e Max Jacob, che con aria misteriosa seguiva i movimenti letterari, con il suo solito carnet di disegni sotto braccio, e rendeva visibili i pensieri “futuristi” degli italiani accorsi numerosi: Severini, Soffici, De Chirico e suo fratello Savinio, pianista di ottimo livello […]. I discorsi avevano sempre come soggetto l’arte, ma da un certo momento, verso gli anni ’15, si iniziò a parlare di politica, psicologia e religione. Ricorda Max Jacob che in una serata si abbordò il tema del giudaismo, e ci fu un’animata discussione tra Lipchitz e Modigliani, che prese dei toni alti per giungere al limite delle conoscenze talmudiche, cabalistiche, ed esoteriche. Max Jacob chiuse in bellezza leggendo la mano ai due, di Lipchitz disse: “Date vita a tutto quello che toccate. Voi conoscerete la gloria alla fine della vostra vita”. Freddò tutti!”. E’ il periodo in cui l’arte d’avanguardia si è spostata da Montmartre a Montparnasse, e in quegli anni (più precisamente, nel 1916) i tre amici partecipano insieme in una mostra “L’art moderne en France”: Modigliani con un ritratto, Picasso con le Démoiselles d’Avignon (esposte in quell’occasione per la prima volta, dopo nove anni dalla loro esecuzione), e Max Cyprien Jacob con due paesaggi a pastello. L’anno prima Jacob, dopo anni di visioni mistiche, aveva rinunciato all’ebraismo e si era convertito al cattolicesimo con il nome del martire cristiano Cipriano. Picasso era stato il suo padrino di battesimo. Modigliani, sempre in questi anni, tra il 1916 e il 1917, ritrae l’amico poeta in due celebri tele. Modigliani morirà di lì a poco, nel 1920, consumato dalla tubercolosi. Max Jacob, arrestato nel 1944 in quanto ebreo dai nazisti, morirà di polmonite nel campo di concentramento di Drancy, da dove partivano i convogli per la Germania. Ma Jacob rimane nei pensieri di Picasso, che nel ’53 dipinge un ritratto dell’amico, e nel ’58, in una caricatura, traccia una freccia puntata su una figura e scrive “assomiglia a Max Jacob”. La mostra presenta circa quaranta opere tra gouaches, disegni e incisioni dipinti da Amedeo Modigliani, Max Jacob, Pablo Picasso tra gli anni dieci e venti, all’epoca della loro assidua frequentazione. Ritratti di amici comuni e artisti del milieu parigino, scene di teatro, di circo, interni di caffè, personaggi ambigui e creature marginali, resti di tavole imbandite e giocatori di carte. Un mondo di contraddizioni, scandali, poesia, frequentazioni mondane e sodalizi intellettuali, caducità umana e ricerca della verità, di cui una poesia di Jacob contenuta nell’opera Le Cornet à dés (1917), dedicata a Picasso, e intitolata Génerosité espagnole, è l’eco sublimato letterariamente:
“Sur la conduite de la Vie …
Par un Espagnol de mes amis
le roi d'Espagne m'a fait donner
trois gros diamants sur une
chemise, une collerette de dentelle
sur une veste de toréador, un
portefeuille contenant des
recommandations sur la conduite de la vie .”